Aaron Swartz, il ragazzo che sognava un web libero
Ricordiamo chi ha dato tutto per la libertà della conoscenza
L’8 Novembre sarebbe stato il compleanno di Aaron Swartz. Era nato nel 1986, e se ne è andato troppo presto, l’11 gennaio 2013. Ogni volta che torno a pensare a lui, sento quella sensazione di vuoto che lasciano le perdite ingiuste, quelle che arrivano quando una mente brillante viene schiacciata da un mondo che non è riuscito a comprenderla. Aaron era fragile e tenace allo stesso tempo. Forse è proprio questa combinazione a renderlo così umano.
Il genio adolescente che ha cambiato il web
Aveva solo pochi anni alle spalle quando iniziò a cambiare il modo in cui il web funzionava. A quattordici anni partecipò alla creazione del formato RSS, quella tecnologia che ancora oggi alimenta i feed dei blog e delle notizie. Non era solo un programmatore precoce: era qualcuno che capiva il potenziale trasformativo della tecnologia.
Contribuì alla nascita delle licenze Creative Commons, quel sistema che permette a creatori di tutto il mondo di condividere il proprio lavoro senza rinunciare ai propri diritti. Fu tra i co-fondatori di Reddit, che negli anni sarebbe diventata una delle community più influenti di internet. Ma non si fermò alla tecnologia: fondò Open Library per rendere accessibili i libri a tutti, digitalizando migliaia di volumi per creare una biblioteca universale e gratuita.
E poi scrisse il Manifesto per l’accesso libero alla conoscenza, un testo che oggi sembra quasi una dichiarazione d’amore alla libertà stessa. In quel manifesto, Aaron scriveva parole che risuonano ancora più forti oggi:
“L’informazione è potere. Ma come ogni potere, ci sono quelli che vogliono tenerlo per sé. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, viene sempre più digitalizzato e chiuso a chiave da una manciata di corporation private.”
La conoscenza come atto politico
Al centro di tutto il suo pensiero c’erano la trasparenza e la condivisione. Aaron credeva che sapere fosse un atto politico, un diritto, una forma di emancipazione. Non era ingenuo: sapeva che la conoscenza concentrata nelle mani di pochi è uno strumento di potere e controllo. Per questo lottava per renderla accessibile a tutti.
Diceva che lasciare un segno significa rompere le regole, provare a cambiare il sistema facendo ciò che gli altri non hanno il coraggio di fare. Una frase semplice, ma che col tempo ha assunto un peso immenso. Perché Aaron non parlava per slogan: agiva. E le sue azioni avevano conseguenze.
Nel 2008 caricò e rese disponibili gratuitamente circa 2,7 milioni di documenti di atti giudiziari federali dal database PACER, un sistema che faceva pagare 8 centesimi a pagina per l’accesso a documenti pubblici. La sua logica era semplice: se sono documenti pubblici, perché devo pagare per leggerli? Non venne perseguito per questo gesto, ma iniziò ad essere monitorato.
La persecuzione
Poi arrivò la parte più buia della sua storia. Nel 2011 venne accusato di aver scaricato milioni di articoli scientifici da JSTOR, un archivio accademico a pagamento. Lo fece dal MIT, usando una connessione alla rete universitaria. Il suo obiettivo, presumibilmente, era rendere disponibile al pubblico ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici ma bloccata dietro paywall proibitivi.
Le accuse federali furono devastanti: tredici capi d’imputazione, con pene che arrivavano fino a 35 anni di carcere e un milione di dollari di multa. Tredici capi d’accusa per aver scaricato articoli accademici. JSTOR stessa decise di non perseguirlo, ma il governo federale andò avanti comunque.
Era una persecuzione più che un processo. Il procuratore federale Carmen Ortiz voleva farne un esempio, trasformarlo nel simbolo della lotta contro il “crimine informatico”. Ma Aaron non era un criminale: era un attivista, un idealista, qualcuno che credeva che la conoscenza dovesse essere libera.
La pressione divenne insopportabile. Aaron soffriva di depressione, e il peso delle accuse, la prospettiva di anni in carcere, la gogna mediatica, furono troppo. Mi chiedo spesso se fosse davvero inevitabile, se la legge, quella stessa legge che dovrebbe proteggere, possa a volte trasformarsi in un’arma contro chi cerca la verità.
L’11 gennaio 2013, Aaron Swartz si tolse la vita. Aveva 26 anni.
Un’eredità che continua a germogliare
L’altroieri, nel giorno in cui sarebbe dovuto essere il suo compleanno, la sua eredità è più viva che mai. Vive nei movimenti per l’open access, in chi lotta perché la ricerca scientifica finanziata con soldi pubblici sia accessibile a tutti. Vive in progetti come Sci-Hub, che Alexandra Elbakyan ha creato proprio ispirandosi agli ideali di Aaron.
Vive nei progetti di trasparenza digitale, in chi lavora per un web davvero libero, civile, giusto. Vive in chi programma non solo per creare, ma per restituire qualcosa al mondo. Vive in ogni sviluppatore che sceglie una licenza open source, in ogni ricercatore che pubblica su archivi aperti, in ogni attivista che crede che l’informazione debba essere un diritto, non un privilegio.
È come se Aaron avesse piantato un seme che continua a germogliare, ogni volta che qualcuno decide di condividere un sapere invece di custodirlo. Ogni volta che qualcuno sceglie la trasparenza invece del segreto. Ogni volta che qualcuno si oppone a sistemi ingiusti che trasformano la conoscenza in merce.
Il modo migliore per ricordarlo
Dopo la sua morte, ci furono reazioni forti. Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, twittò: “Aaron è morto. I criminali sono quelli che hanno chiuso la conoscenza e lo hanno perseguitato. Svegliamoci.”
Lawrence Lessig, co-fondatore di Creative Commons e mentore di Aaron, scrisse: “Abbiamo perso un amico. Abbiamo perso un combattente. L’America ha perso una figura straordinaria.”
E il fondatore di Reddit Steve Huffman disse: “Aaron non era solo un hacker geniale e attivista politico. Era anche il mio amico.”
Ma forse il modo migliore per ricordarlo è proprio questo: fare ciò che gli altri non cercano di fare. Sfidare la paura, la burocrazia, l’indifferenza. Continuare il suo lavoro, ognuno a modo proprio, con lo stesso coraggio di chi crede che libertà e conoscenza non siano mai un privilegio, ma un diritto.
Puoi farlo nel tuo piccolo:
Usa e supporta progetti open source. Contribuisci quando puoi, anche solo con documentazione o segnalazione di bug.
Condividi la conoscenza. Se hai competenze, insegnale. Se hai accesso a risorse, rendile disponibili.
Scegli licenze aperte per il tuo lavoro, quando possibile. Creative Commons per contenuti, MIT o GPL per codice.
Supporta l’open access. Se sei un ricercatore, pubblica su archivi aperti. Se sei uno studente, usa e promuovi alternative libere.
Lotta contro i paywall ingiusti. Firma petizioni, sostieni organizzazioni che lavorano per l’accesso libero alla conoscenza.
“Guerrilla Open Access Manifesto”
Vorrei chiudere con le parole di Aaron stesso, dal suo manifesto del 2008:
“Non c’è giustizia nel seguire leggi ingiuste. È tempo di venire alla luce e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.
Dobbiamo prendere l’informazione, ovunque sia conservata, fare copie e condividerla con il mondo. Dobbiamo prendere le cose fuori copyright e aggiungerle all’archivio. Dobbiamo comprare database segreti e metterli sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle su reti di file sharing. Dobbiamo combattere per il Guerrilla Open Access.”
Parole forti, radicali, scomode. Ma necessarie. Perché Aaron ci ha insegnato che il cambiamento non arriva aspettando che qualcuno lo conceda dall’alto. Arriva quando persone coraggiose decidono di agire, nonostante i rischi, nonostante le conseguenze.
Oggi Aaron avrebbe 39 anni. Chissà cosa avrebbe creato, cosa avrebbe cambiato, quali battaglie avrebbe combattuto nell’era dell’IA, dei social media, delle fake news. Ma anche se non è più qui, il suo spirito continua a vivere in ogni gesto di condivisione, in ogni atto di ribellione pacifica contro sistemi che vogliono privatizzare la conoscenza.
Buon compleanno, Aaron. Il tuo sogno di un web libero è ancora vivo. E continueremo a combattere per renderlo reale.

